Lo scorso 28 Maggio alle ore 10.00 il professor Fabrizio Pregliasco (Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano) e la Unicab Italia (società di ricerca indipendente, sul mercato dal 1967) hanno presentato in conferenza stampa online i risultati della ricerca Gli Italiani e la Pandemia Covid 19 dopo 2 mesi di restrizioni.

La ricerca è stata realizzata da Unicab Italia in collaborazione con il Master in Data Intelligence e Strategie Decisionali (Dipartimento di Scienze Statistiche – La Sapienza)

Nicola Brunetti, Amministratore delegato di Unicab Italia, ha introdotto i risultati dell’indagine evidenziando come la ricerca sia stata eseguita su un campione del tutto casuale della popolazione di età superiore ai 15 anni,senza forzare le opinioni dei rispondenti, raccogliendole in maniera spontanea e garantendo così la neutralità dei dati”, e cercando di evitare qualunque forzatura politica. Per questo i risultatisono assolutamente credibili, rappresentativi della realtà e delle percezioni degli italiani”.

I risultati principali.

Il Covid19 sta cambiando gli stili di vita, di lavoro, di consumo e approvvigionamento degli italiani. Scuole di ogni ordine e grado, commercio e ristorazione, trasporti e servizi (banche, posta, ecc.), turismo e tempo libero (sport, cultura, concerti, cinema e spettacoli, eventi sociali, ritrovi, ecc.) ne usciranno profondamente diversi.

È emerso e traspare dall’indagine che tutti i riscontri ottenuti sono condizionati dall’effetto sorpresa dell’evento: inatteso, nuovo, sconosciuto soprattutto nelle sue sorgenti e, quindi, nelle sue drammatiche evoluzioni del decorso sanitario (virologico-diagnostico-curativo-pandemico).

Il contributo della ricerca è quello di aiutare a capire e “dimensionare” come la società italiana ha subìto questo evento epocale, come ha reagito e potrà reagire, cosa ritiene che cambierà radicalmente nei suoi stili di vita, dal quotidiano “tran-tran” a tutti i momenti di socializzazione e di vita con gli altri.

Le restrizioni del lockdown sono state dirompenti e la stragrande maggioranza degli Italiani (67%) ha subito in maniera più che pesante la privazione delle proprie libertà.

Oggi le scelte degli italiani sono condizionate dalle paure: paura del contagio e soprattutto paura per l’andamento dell’economia e per il proprio benessere. I timori legati al lavoro e all’economia del Paese (segnalati spontaneamente da più del 40% degli intervistati) sono gli aspetti di maggior preoccupazione nel prossimo futuro. Ovviamente le più colpite sono le persone che hanno dovuto interrompere le proprie attività e hanno visto crollare le proprie fonti di reddito (ad esempio gli autonomi, i commercianti, gli artigiani e i propri dipendenti) e quelli, già disoccupati, che vedono ulteriormente aggravarsi le proprie prospettive.

Più che un cambiamento del proprio stile di vita, gli italiani temono il cambiamento in peggio del proprio tenore di vita, personale e familiare. A quale livello di esasperazione potranno arrivare prima che succeda qualcosa di eclatante sul piano sociale?

Le paure non sono generiche, ma toccano abitudini quotidiane.

Per esempio dalla ricerca emerge che il 93% della popolazione ha paura ad usare mezzi di trasporto pubblico. Da questo dato un’ulteriore riflessione sul cambiamento dei sistemi di trasporto, con grandi opportunità di innovazione (a partire dalla distribuzione, dalla gestione dei flussi di traffico e così via) ma anche il rischio di un aumento dell’utilizzo di mezzi di vecchia generazione, con pericolosi effetti potenziali sull’inquinamento. C’è inoltre da approfondire quale sarà la risposta data dal combinato pubblico/privato su questo tema, che certamente non può esaurirsi con la soluzione biciclette o monopattini – considerando ad esempio la morfologia del Paese e dei centri abitati, o le necessità dei pendolari urbani ed extra-urbani.

Gli acquisti e la spesa vedono uno sviluppo dell’on-line che difficilmente tornerà indietro, associato a una generica paura che i negozi e i centri commerciali, sia in centro città che in periferia, possano essere fonte di contagio.

Quanto ne usciranno trasformate la nostra economia e il nostro tessuto sociale? Grandi cambiamenti, anche se drammatici come questo, significano anche grandi opportunità: sapremo coglierle?

Ma, a fianco a queste paure, forse il dato più sorprendente dell’indagine è che circa il 20% degli italiani pensa e spera che già entro i prossimi tre mesi possa terminare lo stato di allerta.

Non è un dato in antitesi con i precedenti, ma rischia di rappresentare una fuga dalla realtà per uscire da una situazione di angoscia e disperazione.

Il professor Pregliasco afferma che “la quota di persone che sperano finisca tutto in fretta crea grande allarme: infatti questa speranza non ha nessun riscontro reale dal punto di vista medico-scientifico.

Durante la conferenza stampa il Professor Fabrizio Pregliasco ha invitato gli Italiani a “riprendere la vita di tutti i giorni, ma con prudenza. È certamente fattibile riprendere a svolgere attività comuni, come ad esempio andare dal barbiere o dal parrucchiere, ma sono cose che vanno fatte con buonsenso. È infatti possibile che si accendano “nuovi focolai derivanti da una non completa percezione del rischio da parte della popolazione”.

Nel corso del dibattito si è ribadito come il sistema informativo tradizionale (stampa, radio e tv) debba fare attenzione a cosa veicola e come lo veicola perché il pubblico è attento e percepisce le incoerenze e la confusione nell’informazione. Il 60% dei rispondenti all’indagine ha infatti evidenziato una non completa fiducia nel sistema informativo tradizionale.

Per quanto riguarda la tecnologia, dalla ricerca appare che il supporto dato alla popolazione dai servizi web e dalle app, ha avuto un riscontro più che positivo, con un giudizio medio di 7,2 su una scala di valore da 1 a 10 (con il 56% di giudizi estremamente positivi). Questo fenomeno può essere in parte determinato anche da un bias informativo, legato al fatto che sul web si vadano a ricercare e a condividere soprattutto le proprie opinioni e convinzioni.

Dall’indagine emerge anche un risultato positivo circa la percezione dell’operato delle forze dell’ordine e della protezione civile, individuate come le due ancore di salvezza a cui aggrapparsi nel momento del pericolo.

Un’ultima nota positiva è “l’incredibile e inaspettata capacità di resilienza dei giovani e dei ragazzi” e di come abbiano saputo adattarsi utilizzando mezzi e strumenti tecnologici per affrontare questa crisi, senza cadere nella depressione e anzi supportando la parte di popolazione meno avvezza alla tecnologia.

Unicab Italia continuerà a monitorare in modo sistematico nei prossimi mesi tutti i settori nei quali si manifestano le più importanti variazioni di stile di vita, cercando di ottenere un riscontro agli elementi emersi da questa prima ricerca, contribuendo così ad una gestione proattiva dei mutamenti, basata su una conoscenza scientificamente credibile, neutrale e realmente rappresentativa della realtà profonda del nostro paese.

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